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10|05|2016

DDL Consumo di Suolo: urge una strategia capace di chiudere la forbice tra pianura e montagna

Categoria: News

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La pianura ha sempre avuto maggiori problemi a contenere il consumo di suolo, mentre la montagna ha avuto il problema opposto di arginare l’abbandono del suolo stesso da parte dei residenti.

Si tratta di questioni agganciate a temi importanti e urgenti come quelli dell'urbanizzazione (o urban sprawl per cercare materiale nella bibliografia internazionale), dell'impermeabilizzazione del suolo (soil sealing) e dell'efficientamento nell'uso del suolo (land use efficiency).

Il DDL relativo al consumo di suolo in approvazione alla Camera dei Deputati costituisce un’occasione utile per cercare di attenuare il problema sui due fronti, urbano e rurale.

Le elaborazioni operate nel 2015 da Davide Mancino su dati ISPRA 2012 e 2013 illustrano la situazione generale per quanto riguarda la questione dell’abbandono di suolo in Italia.

Consideriamo il “solo” Piemonte. Qui, gli immobili abbandonati nel “solo” arco alpino regionale sono oltre 5 mila mentre i comuni montani in cui non si è consumato nuovo suolo negli ultimi vent’anni sono oltre 300. In questi comuni, la foresta ha invaso il prato-pascolo e i ruderi dei borghi, ma  nel 2009 sono stati investiti oltre 40 milioni di euro in fondi europei del Piano di Sviluppo Rurale (PSR) 2007-2013 per recuperare 35 borgate montane. Purtroppo, le risorse per i borghi sono scese a 15 milioni di euro e il loro utilizzo è riservato agli interventi di enti pubblici, nel nuovo PSR.

Penso sia il caso di prendere molto sul serio Lido Riba, presidente di Uncem Piemonte, di UNCEM e di tutte le istituzioni attive su questo fronte quando sottolineano l’urgenza di “un’azione per incrementare queste somme, per incentivare il recupero dei borghi, per privilegiare chi crea aziende, artigianali, turistiche e agricole, per favorire chi genera nuovi posti di lavoro in montagna, per premiare chi deve ampliare immobili esistenti, per puntare su una migliore qualità del recupero e per abbassare i consumi energetici”. (Riba) Molte altre cose vanno fatte, ma queste sono la base.

Bisogna preparare la strada a nuovi investimenti privati capaci di portare nuovi posti di lavoro, prima, durante e soprattutto dopo la fine dei finanziamenti pubblici da qualsiasi fonte essi provengano. Ci associamo quindi a Lido Riba e a tutte le istituzioni quando auspicano che “Camera e Senato, con i Parlamentari piemontesi impegnati nei due rami del Parlamento, possano tenere conto di queste osservazioni per fare scelte rispettose della specificità dei territori” (stessa fonte). Estendiamo questo appello ai parlamentari di tutte le regioni italiane interessate dal problema dello spopolamento nei comuni rurali.
 
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